Storie di gatti

Qui sono raccolte delle storie legate alla vita dei nostri gatti, scritte dai nostri collaboratori. Questa sezione è in continuo sviluppo, nuove storie verranno inserite man mano, tornate per leggerle tutte!


04/11/2014 La Pazienza della Natura

Contributo di T.A.


25/09/2014 Storia di Greta

Contributo di T.A.


06/07/2014 Maternità



Contributo di T.A.


Il Sorriso Di Monna Lisa - 09/05/2014


Eruditi di ogni nazione, con reverente ammirazione e incomparabile stupore hanno tentato di decifrare l’enigma del sorriso di Monna Lisa, così soave, staccato dalle intemperanze umane e da emozioni sfrenate, tanto brucianti quanto leste a spegnersi, fugacemente labili e mortali, divoranti ombre di un pallido desiderio che prima ancora di compiersi, si esaurisce, languendo, ripiegandosi su sé stesso, scivolando via, senza pace con immediatezza che diventa svuotamento, senza nulla avere a che fare con la perfezione del vuoto e della sua assoluzione.
Che attinenza può esistere tra il sorriso di Monna Lisa lieve e remoto, con il mondo felino, con la spiritualità animale?

Se osserviamo con animo aperto la fotografia che accompagna queste parole, si può comprendere….
Il sorriso di Monna Lisa non è forse il bozzolo divino della comprensione misticadel mondo? Non ha bisogno di tendere a nulla ed è completo nella sua imperscrutabilità.
Il viso ispiratore di Leonardo, ermetico, lunare, era Stato femminile, maschile o la culla di un sogno ermafrodita, totale e sacro, senza confine alcuno?
Oppure, e non vorrei sembrare eretico, con il mio pensiero felino, alieno e libero, astrale e terrigeno, oppure non potrebbe essere stata colta quell’ispirazione, dal contemplare un volto di lince, sorpresa nel bosco innevato, con il suo piccolo? E se svela la pienezza del dio animale e come dio, embricato nei cieli, con il buio dello spazio più profondo nell’ebbrezza irraggiungibile della luce……..

Io sono felino e penso da felino, la felinità è la materia di cui sono composto e l’animalità che la pervade e la circonda è il cuore del pianeta, infinitesimo, e il cuore del cosmo, inconcepibile nella sua vastità, il pensiero felino è bizzarro, segue percorsi imprevedibili, non è dotato di leggi restrittive, né disquisisce sulla pochezza, la accetta in voi, così com’è, inguaribile morbo e patetico, così come accetta la grandezza impercorribile che talvolta vi contraddistingue, e questo pensiero è lo strumento con il quale, attraverso identità reciproca e somiglianze cristalline, un aggancio a voi, con intima connessione, perché questo, pensiero felino, non mi appartiene, in fondo, ma aleggia intorno alla mente, la riempie e se ne va, correndo in tutta libertà, divagando eternamente ed eternamente ricondotto al centro del cosmo, nella sua speculare immensità, itinerante. Mi sono infine preso il lusso, io, gatto sovrano del nulla e di ogni respiro parte integrante, comunque, di enunciare con idioma leggero, le analogie più segrete e incostanti tra il sorriso di Monna Lisa e l’essenza di freddi inestinguibili fuochi, che pieni di amore, si irradiano da miriadi di creature e forme , portando alla luce le zone d’ombra più nascoste, preziose, dell’anima del mondo. L’ origine di questa identità e della ispirazione di Leonardo, conoscitore innamorato della Natura e del Creato, adoratore dei suoi misteri, interprete della sua bellezza, indagatore della sua potenza e del suo potere, è incarnata nel tessuto stesso del suo cuore….non datemi del folle, io piccolo gatto e filosofo vago, inafferrabile, dico così come fosse la mia intuizione, con gli strumenti che mi sono stati offerti in dono, la vado declinando, scomponendola in tanti frammenti, ma comunque integri e perfetti, il sorriso di Monna Lisa è in quei volti di lince sulla neve, è nelle rotondità della loro preghiera che sembra non avere mai fine……….Il sorriso di Monna Lisa lo leggo negli occhi color miele di un bonobo accucciato in meditazione sulle soglie dell’infinito, e nello spiegarsi degli eoni, e anche nella trepidazione dei metalli rari, nel grembo della Terra Madre, che cantano… il sorriso di Monna Lisa è l’anima del mondo, alchimia di sostanze intangibili, nei miliardi di sfaccettature ovunque rifratte, contenitori di ogni forma, con riserbo irreprensibile, fonte di vita, assorte.

Contributo di T.A.


Il gatto pellegrino - 24/05/2014


In un angolo di mondo nascosto agli occhi dei più, ma non così nascosto da suscitare brama di conquista, da un angolo discreto, protetto da uno schermo di cristallo temprato e, nella sua essenzialità, accuratamente mimetico, confuso abilmente con lo sfondo, così che nulla appaia, dietro, se non in ombra ingannevole o la sua illusione……. Da quell’ angolo immenso e minutissimo allo stesso tempo, che solo una magica congiunzione tra gli occhi del cuore e gli occhi della mente può percepire, intollerabilmente devote e perfette, immerse nel silenzio della preghiera, oltre la materia e insiti nella materia, io gatto pellegrino, osservo il divenire delle cose, le misteriose alternanze degli eventi e la loro interazione insondabile. Come tutti gli animali, e i gatti non fanno eccezione, io Gatto di città, leggenda urbana di inalterabile eccezionalità, celato tra le righe di un prezioso manoscritto, sono dotato di sensi straordinari e di conseguenza, di notevole intuito e perspicacia, qualità che mi permettono di navigare con perizia nell’ambiente di cui sono elemento integrale anche se non tenuto in considerazione, come mi spetterebbe……, consentendomi di esplorarlo a fondo, con intimo divertimento e leggerezza. Questa strategia mi da la possibilità di evolvere da reminiscenze Senza tempo, attraverso il presente, spesso complicato, verso un futuro racchiuso nei petali odorosi di fiori neonati in una fresca primavera o, e mi rallegra questa immagine inconsueta, nella luce spudorata e guizzante di un fuoco fatuo, notturno viaggiatore, foriero di inquiete leggende, ricorrente nelle ore più buie. Il mio percorso non può essere imprigionato nei codici razionali che avete ideato e imposto, ma piuttosto assomiglia a una nebulosa, costruita nella luce e con la luce, etereo respiro dello spazio profondo, che solo l’infinito può contenere, nella sua espansione candida spiraliforme, architettura di corpuscoli pulsanti, particelle di vita estatiche e sognanti. Di ciò faccio parte e questa entità è parte di me, pellegrino, viandante gatto dal corpo sottile, che con intensità non comparabile viene toccato alle radici più profonde dei propri sensi da particolari invisibili tanto da sfiorare l’irreale, ciò che non si tocca, non si vede, non si ode, ma esiste. Proprio grazie a questa comunione tra il cuore, l’anima e la mente che tutto raccoglie e dissemina, poi, lasciandone sgorgare emozioni che scivolano ovunque, velocissime, in un ritorno senza fine, posso intuire la vita scorrere nella materia con tale bellezza e vigore che neppure la nebbia più densa può offuscarne i contorni e attenuarne l’energia innata, legati alla forza della madre terra, evocatori della sua sacralità e del sublime, indissolubilmente. E’ proprio nei lunghi momenti trascorsi in un ozio delicato come il ricamo di una ragnatela nella pioggia, che i miei sensi si affinano sempre più, le sue antenne diventano via via più percettive e il suo piccolo indomito cuore di gatto palpita in totale assonanza con il cuore del mondo. Sono riconoscente spettatore, osservatore innocente di tutto ciò che mi circonda e che mi pervade, riesco ad ascoltare il silenzio e a vedere l’invisibile essenza di ogni cosa in un’anima piena di gioia e di armonia. Vorrei aveste questa capacità così preziosa….. mentre le mie fusa, potete toccarle con dita gentili nella mia pancia e nel mio petto….., segnano il tempo della danza dei colori della natura, scomposti in mille sfumature, perfettamente distinguibili l’una dall’altra, pur nella loro indivisibilità, a formare un tessuto vibrante di vita, insieme al riverbero dei suoni che travolgono i miei sensi, inconfondibili nella loro singola identità, ma custoditi in un coro, in uno spettro senza limiti, e vedo e ascolto l’alzarsi della marea, una duna di sabbia che perde un granello dopo l’altro, la scia di una stella cadente, il richiamo imperioso e inascoltato di un bambino sul perché del mondo………il battito delle ali di una libellula che coordina il mistero del suo volo, o la fatica di una piccola talpa sotto terra, ciecamente ovattata, o il crepuscolo sottile di un uovo che si rompe, il guscio trasparente come la dissoluzione del tempo. Quanti suoni orchestra la terra madre, quante forme, struggente nella loro perfezione diventano l’eco di ombre fuggenti nel profondo, quante anime percepisco nel mio cuore itinerante, gatto pellegrino quale sono, da quell’angolo di mondo, contemplo con tanto amore e incrollabile pazienza, la libertà dell’inizio e della fine, in quei momenti in cui l’ozio diventa la mistica della vita, e si sgranano tutti i pensieri………. Le identità, lo spirito, in un unico soffio.

Contributo di T.A.


Il Sorriso Di Monna Lisa - 09/05/2014


Eruditi di ogni nazione, con reverente ammirazione e incomparabile stupore hanno tentato di decifrare l’enigma del sorriso di Monna Lisa, così soave, staccato dalle intemperanze umane e da emozioni sfrenate, tanto brucianti quanto leste a spegnersi, fugacemente labili e mortali, divoranti ombre di un pallido desiderio che prima ancora di compiersi, si esaurisce, languendo, ripiegandosi su sé stesso, scivolando via, senza pace con immediatezza che diventa svuotamento, senza nulla avere a che fare con la perfezione del vuoto e della sua assoluzione.
Che attinenza può esistere tra il sorriso di Monna Lisa lieve e remoto, con il mondo felino, con la spiritualità animale?

Se osserviamo con animo aperto la fotografia che accompagna queste parole, si può comprendere….
Il sorriso di Monna Lisa non è forse il bozzolo divino della comprensione misticadel mondo? Non ha bisogno di tendere a nulla ed è completo nella sua imperscrutabilità.
Il viso ispiratore di Leonardo, ermetico, lunare, era Stato femminile, maschile o la culla di un sogno ermafrodita, totale e sacro, senza confine alcuno?
Oppure, e non vorrei sembrare eretico, con il mio pensiero felino, alieno e libero, astrale e terrigeno, oppure non potrebbe essere stata colta quell’ispirazione, dal contemplare un volto di lince, sorpresa nel bosco innevato, con il suo piccolo? E se svela la pienezza del dio animale e come dio, embricato nei cieli, con il buio dello spazio più profondo nell’ebbrezza irraggiungibile della luce……..

Io sono felino e penso da felino, la felinità è la materia di cui sono composto e l’animalità che la pervade e la circonda è il cuore del pianeta, infinitesimo, e il cuore del cosmo, inconcepibile nella sua vastità, il pensiero felino è bizzarro, segue percorsi imprevedibili, non è dotato di leggi restrittive, né disquisisce sulla pochezza, la accetta in voi, così com’è, inguaribile morbo e patetico, così come accetta la grandezza impercorribile che talvolta vi contraddistingue, e questo pensiero è lo strumento con il quale, attraverso identità reciproca e somiglianze cristalline, un aggancio a voi, con intima connessione, perché questo, pensiero felino, non mi appartiene, in fondo, ma aleggia intorno alla mente, la riempie e se ne va, correndo in tutta libertà, divagando eternamente ed eternamente ricondotto al centro del cosmo, nella sua speculare immensità, itinerante. Mi sono infine preso il lusso, io, gatto sovrano del nulla e di ogni respiro parte integrante, comunque, di enunciare con idioma leggero, le analogie più segrete e incostanti tra il sorriso di Monna Lisa e l’essenza di freddi inestinguibili fuochi, che pieni di amore, si irradiano da miriadi di creature e forme , portando alla luce le zone d’ombra più nascoste, preziose, dell’anima del mondo. L’ origine di questa identità e della ispirazione di Leonardo, conoscitore innamorato della Natura e del Creato, adoratore dei suoi misteri, interprete della sua bellezza, indagatore della sua potenza e del suo potere, è incarnata nel tessuto stesso del suo cuore….non datemi del folle, io piccolo gatto e filosofo vago, inafferrabile, dico così come fosse la mia intuizione, con gli strumenti che mi sono stati offerti in dono, la vado declinando, scomponendola in tanti frammenti, ma comunque integri e perfetti, il sorriso di Monna Lisa è in quei volti di lince sulla neve, è nelle rotondità della loro preghiera che sembra non avere mai fine……….Il sorriso di Monna Lisa lo leggo negli occhi color miele di un bonobo accucciato in meditazione sulle soglie dell’infinito, e nello spiegarsi degli eoni, e anche nella trepidazione dei metalli rari, nel grembo della Terra Madre, che cantano… il sorriso di Monna Lisa è l’anima del mondo, alchimia di sostanze intangibili, nei miliardi di sfaccettature ovunque rifratte, contenitori di ogni forma, con riserbo irreprensibile, fonte di vita, assorte.

Contributo di T.A.


Il Salice - 04/05/2014

C’è una magia gentile nella fioritura del giovane salice, si staglia infinitamente bello e puro come un’ancella verginale, abbigliata di vesti sontuose e delicate, trina preziosa, trasparente all’orizzonte, fremente i fiori caduchi dal colore caldo e vivo dell’ avorio, quando le splendide spade sono saldamente impugnate dall’elefante in corsa.



Sono un gatto sognatore e da tanti, tanti anni navigo in questi sogni belli, colorati, a lieto fine alcuni, tormentati e cupi altri, confusi e senza lisi altri ancora. Ho sognato di tutto, dai pianeti più remoti e senza nome, a oceani che non ho mai solcato, a luoghi vicini e accessibili a tal punto, da diventare reali.
Amo raccontarne uno in particolare, perché Così semplice e perfetto, comprensibile e Fantastico che non arreca turbamento né a me chi lo racconto, né a chi lo ascolta o legga. Ho sognato me stesso ai margini di una piazzetta, nel giardino in cui ero stato accolto con grande amore e nutrito con sollecita abbondanza insieme ad altri fratelli e sorelle. Di loro, per discrezione non dico sogni, né nomi, né il colore del bel manto che li distingue……. Anche la riservatezza è un’arte da coltivare……….
Da questo sogno che sconfina in una realtà rarefatta e poco facilmente conoscibile come tale, ho contemplato l’eterno sorgere della luna in tutte le sue fasi e il suo ineffabile tramonto pieno di eleganza struggente, calcolando con improbabile precisione l’altezza delle sue montagne sornione e oscuramente sorridenti.
Dal margine della piazzetta, nel sogno, ho compiuto pellegrinaggi sacri alla ricerca del sole e del suo tepore, che mi riscaldasse le ossa, evitandone l’ardore più abbagliante, ma in punta di piedi, per non recargli offesa, grato del suo esistere; ho seguito con indolenza il volo delle prime farfalle accarezzate da scaglie d’ambra, confuse con i fiori su cui andavano posandosi, ho dato il benvenuto ad api infaticabili che cercavano abiti profumati per il loro regno, a migratori in avanscoperta, che agognavano la creazione del nuovo nido.
Dal margine della piazzetta e di quel bel sogno strano, fantasticavano su mondi paralleli e nebulose ghiacciate circonfuse di luce, mi perdevo oltre un confine sconosciuto, lontanissimo, in una realtà arcana che sembrava inabissarsi in sé stessa e nella quale, come Alice nel Paese delle Meraviglie, sprofondavo, all’infinito, sperando, così, follemente.. e con una passione segreta, di non fare ritorno, oltre, oltre il dicibile e oltre la memoria….
In un cerchio senza inizio e senza fine……….
All’inizio, o alla fine, con sorpresa e incredulità senza sapere come questo viaggio si fosse compiuto, e con gli occhi più attoniti che mai, mi sono ritrovato a contemplare il mio piccolo universo parallelo, la piazzetta tranquilla come sempre, ma arricchita, nuova, piena di vita.
Al centro della piazzetta era planata una rotonda piccina, incastonata perfettamente, in anello di pietra, di poco sopraelevato dal selciato, e riempito di buona, morbida terra, di colore scuro.
Con temerarietà vi si tuffavano merli a banchettare, la bordura fiorita a forma di mezzaluna, ciuffi di fiori svettanti nella brezza, piccoli arbusti in attesa del risveglio, fatati nel loro nitore, maree inaspettate di insetti dorati, api, vespe, bombi, coleotteri, ronzanti nel loro sofisticato brulicare, a comporre una sopravveste impalpabile intorno alle verdi creature odorose, in una eterna carezza, cantando la canzone più bella…. e, venerabile come una creatura terricola può essere, apparentemente, immobile, spostata leggermente dal centro, verso sud, ecco la materia sensibile del giovane salice comparire, coperto di fiori, offerto nel prologo, in un calice di luce e ombra, anima della terra, canto del silenzio, insondabile innamorato della natura, maestoso nella sua giovinezza, generoso nella sua profusione e, sotto la chioma, una zona di frescura ombrosa, accogliente madre senza tempo, li sotto, amato fino all’impossibile, io gatto sognatore, naufrago in un sonno lieve e libero, immerso nell’armonia e nell’assoluto, sono.

Contributo di T.A.


La gatta della porta accanto - 02/04/2014

Sono la gatta della porta accanto, non ho nome, né mi interessa averlo. Sono un’ emblema, un’icona, un simbolo multicolore e spesso ali di farfalla disegnano abilmente il mio dorso, serpeggiando, e un antico segno di comando è dipinto sulla mia fronte, inspiegabilmente preciso, misterioso. Il miagolio che emette la mia gola è un alito muto e irridente come un fumetto che solo creature alate leggono, divertite. Ma nei miei occhi è nascosto un punto di domanda somigliante a uno scettro esoterico e, spesso, a quel quesito, se anche lo scorgete avventurosamente, non avete risposta. E’ vano da parte vostra chiedere perché mi affaccio alla vostra finestra, o sto in placida attesa davanti alla vostra porta, o, non appena aperta, sguscio in casa vostra come se fosse la mia meta più desiderata. Non chiedetevi se fosse la mia meta più desiderata. Non chiedetevi perché non me ne sto comodamente sdraiata sul divano del mio domicilio ufficiale, o nella cesta allestita in giardino, proprio per me, e vado sconfinando piano piano, senza rispettare siepi poste a limite, né proprietà, né vasi accoglienti o zolle, ove lasciare le mie tracce, non chiedetevi se sono ben nutrita o no, se mi amano o no, se tengono conto delle mie esigenze più intime e insospettabili, o no.
Il fulcro del mio apparentemente incomprensibile vagare è racchiuso nel mio cuore, è un anelito curioso e indomabile, erratico e nebuloso, è un istinto insopprimibile, come lo è il percorso dei corpi celesti nello spazio e non potete codificarlo in quattro regole comportamentali, razionalizzandolo e riducendolo infine alla portata della vostra capacità di comprensione. Sono la gatta della porta accanto e, pur amandovi, non appartengo ad alcuno, vivo ai margini dell’universo e la libertà della mia anima è nel suo microscopico infinito, la libertà del mondo.

Contributo di T.A.


Le mie fusa - 31/03/2014

Le mie fusa giungono da un centro profondissimo,
nucleo rovente di nichel e ferro
si diffondono in spirali senza fine
attraversando l’eco più segreta del cosmo
hanno origine dall'abisso dello spazio,
onnipresente, quintessenza del tutto,
le mie fusa sono racchiuse
nel mite fulgore di una miriade
di soli, continenti perduti del non conoscibile,
le mie fusa sono la preghiera notturna
che rivolgo al celebrante
nel convivio ermetico dell’amore.

Contributo di T.A.


Thule - 31/01/2014

Thule è il nome che mi sono data, il nome che mi definisce, estrema Thule, la fine del mondo a voi conosciuto, oltre il confine dei pensieri felini che corrono liberi nel vento. Sono una gatta bellissima. Possiedo la grazia delle ombre lunari, la morbida evanescenza di un elfo, la pacata amorevolezza che rende nitidi o contorni delle cose. I quesiti del mio cuore vanno e vengono, imprevedibili, illegittimi ed inflessibili come le onde di marea. È così che avviene di chiedermi, talvolta, ma sempre più raramente, perché sono stata abbandonata. Non è stato accolto quel mio amore, piccolo gentile translucido amore, ma è stato ghermito e gettato via. Poche attenzioni avevo avuto in cambio, trascurabili fugaci cure, finite con me nella desolazione di una strada, nel dolore di un trauma così forte da anestetizzare la mia coscienza. Qualcuno, ignoto, mi ha presa con sé accompagnandomi lungo il sentiero di una ragionevole guarigione e la mia esistenza diventata allegra e serena, tanto che sono certa che potrebbe durare per sempre. Io, piccola Thule, custodisco ancora nel mio cuore la memoria del passato e, come le ombre sopraggiungono alla sera, così quel velo e quel ricordo crepitano, ogni tanto, ancora, insieme al palpito soffice delle fusa che elargisco con generosità a chi mi ama. Ogni tanto quella domanda emerge, ma è diventata una presenza sempre più diafana, inconsistente, non mi interessa sapere chi mi ha abbandonata, né perché, è una questione squisitamente personale, attinente alla coscienza di chi ha compiuto quel gesto. Oggi, quando mi assale la malinconia che appartiene ai felini e riflessioni segrete percorrono i miei sogni, mi giro dalla parte della Luna, anche quando è assente, mi stringo forte al mio umano amoroso, crogiolandomi in un nido perfetto, le cui vibrazioni, intense e fortissime, entrano in sintonia con tutti i miei simili, e non solo, emanando un messaggio che antenne aliene ad una certa crudezza umana, trasmettono misteriosamente al resto del mondo. T.A. per Thule


Storia di una gatta - 14/03/2014

Mi sono data un nome semplice e musicale, pieno dei colori e dei suoni silvani, umido per le acque profumate di piccoli specchi verdi grigi e fulvi che costellano il bosco, un nome che mi piace molto di più di quelli che in genere offrite ai vostri amici, zuccherosi e insipidi, rivendico il diritto di chiamarmi Ila, corto e suggestivo, non comune e pieno di slancio e spero di incuriosirvi a scoprire cosa significa…. Questo nome non ha alcun nesso con la mia vita passata che desidero archiviare nei sotterranei più profondi della mia memoria, dopo averla elaborata e digerita in un soffio. La prima parte della mia esistenza è culminata in una bella parabola, scaraventata dalla casa alla strada, senza preavviso, senza rimpianto né atto di dolore. Fluidamente sono scivolata fuori da quell’esperienza e ho vagato per parecchi giorni cercando cibo e riparo dai rumori assordanti del traffico, dal freddo ostile che penetrava la protezione del mio bel pelo e dalla mia paura oscura di non farcela. Non so per quanto tempo ho vagabondato cercando l’impossibile; oggi tutte le case o quasi tutte, nel quartiere dove sono capitata, sono ristrutturate, o nuove, non ci sono gatti in giro e neppure una tana dove sognare… tepore, cibo, e perché no, qualche carezza sincera, era un sogno ricorrente, quello, pieno di sfaccettature come i cristalli più preziosi, ma andava via via svanendo, mano a mano cresceva in me una disperazione sorda, inquieta, ancora lontana dalla rassegnazione, ma infinitamente insinuata, a togliermi le forze. L’ennesimo giorno di pioggia mi ha colta in un momento di profonda debolezza, avevo perlustrato cautamente tutta la zona, cercando di non farmi investire da qualche pirata, di non farmi scorgere da passanti frettolosi e imprevedibili, quando all’improvviso, al di là di un muro, ho percepito un trapestio, un vago miagolio, delle voci tranquille, e, soprattutto, un profumo meraviglioso, quasi dimenticato ormai, di croccantini! Al solo ricordo mi viene l’acquolina in bocca, e mi scorre davanti agli occhi del cuore, un deja-vu, danzante e allegro…..Mi sono acquattata come solo un felino sa fare, elegante e attenta nonostante lo stato miserando in cui mi trovavo, in un’attesa paziente,mimetica e suadente, come a propiziare la sorte, piena di aspettative e di fiducia, sentivo che il tempo della paura e della sofferenza era finito e che a ritroso avrei trovato amore, e, per sempre, questa volta. Il silenzio della sera era accarezzato dal picchiettare lieve della pioggia, e da null’ altro. Così ho osato trasgredire al fato e ribellarmi alla condanna che mi aveva imprigionata, condanna alla tristezza, alla sfiducia, a una vita piena di paura e ho attraversato il muro, non chiedete come, trasparente nella trasparenza, invisibile nell’invisibilità, oltrela materia, leggera come un alito, oltre, oltre tutto ciò, una manciata di croccantini che poco prima avevo presentito, magra elargizione del destino. Stavo gustando l’ultimo quando, per una strana alchimia, ho alzato lo sguardo e ho scorto una figura incorniciata dalla finestra. I lacci dell’amore sono come la coda di una cometa, straordinariamente luminosi e insopportabilmente belli e forti. Così è, adesso sono in quella casa, ne sono parte integrante, unica nel tutto, tutto nella totalità.
Contributo di Tiziana A.